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Moda

Il debutto della linea menswear di Jacquemus

Fotografia: ELODIE CHAPUIS


Nelle ultime stagioni, le collezioni di Simon Porte Jacquemus, caratterizzate da un’impronta gioiosa e personale, hanno conquistato i cuori e le menti degli appassionati di moda. Dan Thawley indaga sugli aspetti estetici che spiegano il fenomeno Jacquemus.

Deve esserci una bizzarra metafora sul successo nel fatto che una delle prime sfilate di Jacquemus si tenne nel 2013 sui bordi di una piscina parigina e che poi una delle più recenti si è svolta sulle rive idilliache del Mediterraneo a Marsiglia, città natale di Simon Porte. Proprio quando credevamo che la stagione Primavera Uomo 2019 si avviasse ad una puntuale conclusione, Jacquemus invita un’esclusiva selezione di amici e giornalisti a percorrere le tortuose vie dei Calanchi (le maestose e celebri insenature calcaree) per ritrovarsi su una costa incontaminata e assistere allo spettacolo, con modelli che sfilavano a piedi nudi sulla sabbia con un sottofondo di rap francese e, a seguirli, Simon stesso, radioso. “Io qui ci sono cresciuto, proprio dietro quelle grosse formazioni calcaree, tra gli uliveti e i campi di pomodoro rosso”, racconta lo stilista spiegando il senso di ritorno a casa che accompagnava la collezione.

E per quanto qualcuno potrebbe sostenere che il suo sorriso sia il suo miglior accessorio (quelle foto anni ’90 da modello bambino sono mangime per Instagram), resta il fatto che il marchio Jacquemus ha vissuto drastiche mutazioni in meno di un decennio; da sogno d’infanzia ad azienda multimilionaria. La visione e il design di Simon sono entrati a far parte integrante della celebrazione dello stile francese per tutta una nuova generazione di clienti, desiderosi di vedere nella moda, non un obiettivo seducente e irraggiungibile, ma una parte gioiosa della crescita. Nonostante una presa salda sul mondo digitale, l’universo di Simon è onesto, si basa sulla venerazione di cose semplici. Pensate ad esempio alla bellezza analogica della vita quotidiana: un girasole, una corsa in motorino, un semplice lavoro in ceramica, un cono gelato o l’abbraccio di una persona amata. 

 


“Mi interessa l’idea che la lana non sia solo un tessuto invernale per coprirsi e proteggersi. È anche soffice e duttile. È traspirante, meravigliosa e leggera quindi perfetta anche per l’estate.”

Simon Porte Jacquemus


 

Si dà il caso che quel pitstop di luglio sulla riviera francese rappresentasse non solo la prima incursione di Simon nel menswear, ma anche una terza collaborazione con The Woolmark Company, che vedeva lo stilista esplorare, per una linea creativa del tutto nuova, le possibilità di questa fibra naturale. Si tratta di una collaborazione che, già a partire dalla sua collezione Primavera Estate 2018 “La Bomba”, ha coinciso con una significativa svolta nel gusto tipico del marchio, con una progressiva evoluzione dalle collezioni più sperimentali degli esordi verso proposte più disinvolte e femminili. 

“Ho smesso di fare disegni e drappeggi su me stesso per iniziare a farli su una donna” spiega parlando della sensualità tanto presente in “La Bomba”. “Evidentemente il corpo femminile si è rivelato predominante nelle mie collezioni, già a partire dal ‘Santons de Provence.’ Infatti “La Bomba” rappresentava l’idea di un asciugamano avvolto attorno al corpo”.

Svoltasi nelle sale del Musée Picasso di Parigi, “La Bomba” è stata una pietra miliare per la stagione Primavera Estate 2018, in cui Simon ha sfumato i confini tra sartoria e “flou”, creando drappeggi con la lana e formando gonne a cascata e scolpendo top e vestiti asimmetrici a partire da filati fini. “Mi interessa l’idea che la lana non sia solo un tessuto invernale per coprirsi e proteggersi. È anche soffice e duttile. È traspirante, meravigliosa e leggera quindi perfetta anche per l’estate” afferma Simon riferendosi anche alla maniera in cui i suoi blazer si trasformano in abito.

Cavalcando l’onda positiva de “La Bomba”, Simon si è messo all’opera per realizzare un cortometraggio dallo stesso titolo con il regista newyorkese Gordon Von Steiner, girato a Tenerife, nelle Isole Canarie. Il filmato esprime gioia, con modelli e ballerini che entrano e escono dall’inquadratura mentre Von Steiner segue un gruppo di personaggi di Jacquemus lungo la terrazza di una villa in riva al mare.

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A partire da allora, il naturale sviluppo estetico dello stilista lo ha portato a un trio di solide collezioni che rivelano il suo amore per tutto ciò che è equatoriale, dalla gita a Marrakech per “Le Souk”, allo spiritoso debutto nell’abbigliamento maschile di “Le Gadjo” a Marsiglia, fino al più recente “La Riviera”, un momento di moda ad alta energia tenutosi nei giardini dell’ambasciata italiana a Parigi. Tutte e tre hanno incorporato la lana Merino in maniera elegantemente modesta, tanto per l’uomo che per la donna, da trasparenti abiti dalla scollatura ampia a soprabiti avvolgenti, da polo testurizzate a maglioni aperti.

Di fatto, la predilezione di Simon per i materiali naturali e i colori terrosi si presta perfettamente alla versatilità della lana Merino: nelle sue mani diventa una tela per creazioni prive di fronzoli. Insieme al cotone – viscosa e lino – enfatizza il senso opaco e alquanto bucolico delle creazioni di Simon, in grado di spaziare all’interno di un ampio spettro, dal seduttivo al monastico, senza fare ricorso a decorazioni classicamente femminili (tanto per fare un esempio, non c’è traccia di pizzo o perline).

Per la collezione Primavera 2019 “La Riviera”, l’ago della bilancia di Jacquemus si è spostato decisamente verso gli estremi più impertinenti, con una passerella che lascia ben poco all’immaginazione, con volti freschi che sfilano furtivi in pantaloncini a coste e cardigan trasparenti disposti a strati con bikini a rete. Tracolle, orecchini e zeppe decorate si sono ispirate all’arredamento Plexiglas anni ’80, mentre il mix di toni terrosi e pastello fanno cenno all’amore di Simon per la ceramica italiana. Tra questi, un vivace tessuto barathea in lana fucsia risalta quando tagliato in un blazer quadrato con cintura e un vestito allacciato al collo decostruito con guarnizioni increspate.

Come le frange Lesage di colore sabbioso di Simon, quest’ultime letteralmente rimbalzavano lungo la passerella: un abito per una ragazza senza paure, che ama divertirsi, nonché con una sana dose di glamour Tropézien. “Mi rivedo da piccolo, quando stavo già cercando di visualizzarla”, racconta Simon. “Lo so, è un po’ cliché, ma lei andava al casinò in spiaggia, ballava e beveva cocktail. Ho sempre fantasticato sull’Italia, la Costa Azzurra, la Riviera. L’ho sempre immaginata con un abito da sera e una borsa di paglia.”

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